La Storia di Ieri.

Quando?

La Storia di Ieri.

La Lingèra

Cavatore: un paese situato sulle alture di Acqui Terme ( AL ), un paese dimenticato dal progresso, dove alcuni proprietari terrieri davano a mezzadria cascine e terre a intere famiglie contadine che con mezzi propri ( una coppia di buoi, un carro, un aratro e tante braccia ) cercavano di sopravvivere: polenta, minestra, acqua dolce e pane, erano i primi piatti, i secondi meglio non menzionarli. La fame regnava sovrana. Correva l’anno 1955 quando Cavatore fu illuminato dalla corrente elettrica ” e quando comparve il primo trattore testa calda “ addetto a trainare e a “far girare la macchina per trebbiare il grano”. In quel contesto, in quegli anni, io ho trascorso la mia infanzia e la mia adolescenza fino a diventare uomo; di necessità virtù, a quei tempi si diventa uomini in età molto precoce. Quello è stato il periodo più importante della mia vita, il più gioioso, il più ricco di emozioni e di insegnamenti da parte degli anziani, e si, in quel, periodo gli anziani erano la vera ricchezza, custodivano il sapere!

Nonostante il duro lavoro nei campi, uomini e donne trovavano sempre un motivo per sorridere, per burlare, per fischiare o cantare a fine giornata dopo la cena, non esisteva rabbia, frustazione, invidia, poichè non c’era nulla da invidiare a nessuno, c’era solo solidarietà e fratellanza perchè tutti avevamo bisogno di tutti.

A quel tempo, si vedevano vagare per la campagna strani personaggi, provenienti da chissà dove, avvolti in mantelle nere, con un cappello nero in testa e con un sacco in spalla, raramente si lasciavano avvicinare, erano per lo più uomini soli ai quali la guerra o le avversità avevano portato via tutto, casa, famiglia e probabilmente anche la voglia di vivere, quindi vagavano di paese in paese senza una meta, senza intenzione, senza sapere. Io abitavo in una cascina in queste campagne e spesso quando l’orologio voltava a mezzodì, quando eravamo riuniti attorno al tavolo per consumare il frugale pasto, si sentiva abbaiare il cane. Mio zio a quel segnale si alzava, si affacciava alla porta e come se avesse da sempre aspettato quella visita ci annunciava: – ” l’è na Lingèra “.

L’appellativo Lingèra non  aveva nulla di dispregiativo, stava a indicare un individuo innocuo, un girovago senza fissa dimora, ma mai un mendicante: aveva comunque sempre una sua dignità e meritava rispetto.

Da fuori una voce chiamava ” Padron-Padron ” per attirare l’attenzione del padrone di casa con l’intenzione di non  disturbare più di tanto, infatti tardando a rispondere lo si vedeva allontanare e si doveva richiamarlo indietro. Mio zio si alzava da tavola, andava fuori, si toglieva la berretta, si grattava la testa e chiedeva:  ” e ben, cosa volete “, la risposta era sempre la stessa: – ” Padron avete un pezzo di pane? ” e mio zio : – “lo volete un piatto di minestra?” Ecco che la Lingèra accennava con il capo la risposta affermativa,  – ” e un bicchiere di vino lo volete? ” , generalmente questa frase era accolta con un cenno di sorriso e un ” si grassie “. L’offerta era sempre seguita da un mezzo sigaro e da un invito ” volete venire dentro? “ ma la Lingèra dignitosamente rispondeva sempre la stessa identica frase ” no, no mi siedo quì fuori ! ” frase detta quasi con timore ( forse per non dare fastidio, forse per non dover parlare di sè, per non dover raccontare, spiegare un qualcosa da cui essi stessi fuggivano ), si sedeva su di una pietra dell’aia e consumava lì il suo pasto, poi si sentiva nuovamente ” Padrone ” e alla comparsa di qualcuno restituiva la stoviglia vuota e con un breve cenno della mano se ne andava. Tra padrone e Lingèra non c’era nessuna differenza di classe sociale, non interessava questo, era importante l’uomo la sua dignità, il valore morale di ognuno. Gli uomini erano uniti da un forte sentimento di solidarietà che li portava a uno scambio continuo, disinteressato, scambio che dava ad entrambi un grande beneficio perchè li metteva in una condizione di grande tranquillità interiore. ” Dare senza chiedere era il grande valore che accompagnava l’uomo “. La Lingèra portava sovente con sè un piccolo strumento musicale: un piffero, un organetto o una piccola fisarmonica e alla fine del pasto suonava qualcosa, forse in segno di ringraziamento. Ecco la mia grande felicità, uscivo di casa e con timore mi avvicinavo entusiasta e sognante sulle poche note di quella musica per me straordinaria. La musica della Lingèra esprimeva gioia, dolore, felicità e tristezza, sentimenti contrastanti, tutti insieme suonati da poche note. La loro musica non era spettacolo ma un modo di comunicare che veniva da dentro, un’espressione che bisognava saper cogliere ed io ne ero assolutamente affascinato.

La figura della Lingèra da allora è rimasta sempre viva dentro di me, mi ha accompagnato per tutta la vita, al punto che quarant’anni dopo quei fatti ho voluto riproporla e rivestire quei panni. Ovviamente le condizioni esterne erano totalmente diverse, ma dentro, internamente, le emozioni  i valori i sentimenti erano e sono tutt’oggi vivi e attualissimi. Vestito alla stessa maniera, con una vecchia fisarmonica presi a vagare per grandi città: Torino, Milano, Bologna, Firenze ecc. portavo la mia musica in omaggio, non una musica spettacolo ma melodie dolci e tristi nello stesso tempo, note che potevano raggiungere il cuore delle persone e riportarle indietro nel tempo, risvegliandone i sentimenti e le emozioni…………..la Lingèra che era in me regalava la sua musica senza chiedere nulla in cambio.

Le condizioni erano cambiate, il mondo correva, andava di fretta, non  aveva il tempo di ascoltare le emozioni, del passato non era rimasto nulla, spesso venivo invitato ad allontanarmi o peggio a non suonare perchè la musica dava fastidio. Qualche giovane, però, si fermava ad osservare quello strano personaggio, ascoltava la musica, poneva qualche domanda, metteva il cuore in ascolto…………….avevo raggiunto il mio scopo.

Oggi ho smesso di suonare per strada, suono per me e per quei pochi che sono disposti ad ascoltare questa musica e questa storia.

La Lingèra   sergio bazzano

Uccellone piccolo

CASA  UCCELLONE  CAVATORE